BENEDETTA MARCELLO
FINALMENTE LIBERO

Pochi giorni fa Fabiano Antoniani, dj Fabo, ha scelto di morire in Svizzera. Il testo autobiografico, consegnato dal ragazzo all’Associazione Luca Coscioni, ripercorre tutta la sua vita passando dalla luce al buio; dalla console, dietro la quale ha vissuto momenti indimenticabili, al terribile incidente che lo ha portato alla cecità e lo ha costretto a vivere imprigionato in un corpo che non poteva più rispondere alle sue necessità. «Vittima spesso della mia vivacità, facilmente mi annoio, pronto a gettarmi per primo nelle situazioni più disparate. Un trascinatore. Incapace di sopportare sia il dolore fisico che quello mentale. Ora preferisco stare solo che non poter più vivere come prima». Con queste parole dj Fabo esprime se stesso argomentando la sua richiesta di eutanasia, decisione che continua a dividere tutt’ora la popolazione.

Pro o contro eutanasia? Il quesito è molto delicato, ma necessita una risposta; ovviamente dipende dal punto di vista con cui si analizza l’argomento, ma non dovrebbe forse essere un diritto di tutti quello di morire con dignità? Non dovrebbe essere una possibilità che ogni individuo può sfruttare, se ritiene necessario, quella di liberarsi da un corpo che ormai è diventato una prigione? Non vorremmo forse essere liberi di decidere il momento in cui smettere di combattere una battaglia che è destinata alla sconfitta?

Fabiano Antoniani conclude la sua lettera con queste parole: «Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso alla mia vita ora ritengo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia». È “vita” non poter più vedere e riconoscere il volto dei propri cari? È “vita” essere imprigionati su un letto senza poter fare nulla? Ora dj Fabo è libero. Il giovane, cieco e tetraplegico dal 2014 a causa di un incidente stradale, ha mosso un pulsante per attivare l’immissione del farmaco letale, come afferma Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni, che ha accompagnato Fabiano in questo suo ultimo viaggio. 

La “battaglia” per permettere l’eutanasia in Italia prosegue da molti anni, ma non sembra arrivare a una conclusione. Forse per paura di fare un passo falso? Forse per la nostra mentalità troppo conservatrice? Per la vicinanza e il contatto con la Chiesa che è sempre stato un fattore determinante e che ci porta a vedere l’eutanasia come “l’autoprivazione” di un dono? 

«Fabo è libero -riferisce Cappato- e la politica ha perso. L’esilio della morte è una condanna incivile. Compito dello Stato è assistere i cittadini, non costringerli a rifugiarsi in soluzioni illegali per affrontare una disperazione data dall’impossibilità di decidere della propria vita o morte. Chiediamo che il Parlamento affronti la questione del fine vita per ridurre le conseguenze devastanti che questo vuoto normativo ha sulla pelle della gente».

Le ultime parole del dj sono strazianti e commoventi allo stesso tempo: in primo luogo ringrazia l’Associazione Coscioni per averlo sollevato da “un inferno fatto di dolore” e in seguito fa una richiesta, semplice ma significativa che lo riguarda in prima persona: «Mettete sempre le cinture di sicurezza: non potete farmi un favore più grande, grazie».