SILVIA PONTARELLI

“Meditate che questo è stato”.
Con questo verso del celeberrimo componimento di Primo Levi “Se questo è un uomo” il 19 maggio scorso si è aperto, per noi cinque studentesse della sezione quarta linguistico, il viaggio premio organizzato dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte, a seguito della partecipazione al Concorso regionale di storia contemporanea dell’anno 2016/2017. Meditazione implica il ricordo, ma un ricordo attivo e non unicamente fine a se stesso. Visitare Mauthausen e Gusen non significa, infatti, esclusivamente entrare nei Luoghi della Memoria, ma viverli in prima persona e trasportare quest’esperienza al di fuori di essi, per contribuire, umilmente, al progetto di Pace che dovrebbe animare l’animo di ognuno, in quanto cittadino e, soprattutto, essere umano.

Il viaggio ha unito studenti e professori provenienti dal Piemonte intero: Varallo, Vercelli, Torino, Cuneo e Asti. Cinquanta storie, cinquanta caratteri l’uno diverso dall’altro, uniti dal medesimo scopo e dal medesimo interesse: non solo studiare la Storia, ma riviverla, quasi in prima persona.

 
La visita a Mauthausen ha permesso di approfondire tematiche prima conosciute solo attraverso i libri e i documentari: esse assumono nuove sfumature se raccontate in loco perché sembrano più vicine e terribili.
Sorprendente è stato attraversare i quartieri di Gusen, ora insediamenti di abitazioni private, per scoprire che, dove ora gioca una coppia di fratellini su un’altalena o si riposa un anziano all’ombra della propria tettoia, un tempo migliaia di vittime hanno guardato in pieno volto la morte e, da essa, purtroppo troppe volte, sono state sconfitte. Un tentativo di occultare l’atroce e il vergognoso sventato dall’azione dei volontari come Casimir Paltinger, la nostra guida austriaca, che accompagnano ogni giorno tra quelle strade interessati e visitatori perché il ricordo non muoia con i deportati.

 
La visita è terminata con la presentazione, durante il viaggio di ritorno in autobus, del prodotto realizzato da ciascun gruppo vincitore: ognuno ha raccontato la propria esperienza di ricerca storica basata su documenti, interviste e altre fonti e le motivazioni che l’hanno spinto ad interessarsi alla traccia scelta. Abbiamo, così, raccontato Varallo, che tra le sue montagne ha ospitato anch’essa, seppur minuta cittadina, la guerra ed i suoi segreti e ne conserva memoria grazie a importanti istituzioni come l’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea presente nella nostra città.

 
Particolarmente coinvolgente la descrizione del nostro progetto,
riguardante le violenze fasciste durante la guerra di Etiopia, che ha integrato una componente tecnologica (un filmato esplicativo) con una materiale (il diario di una bambina etiope, ricostruzione verosimile di un documento storico per il quale sono state utilizzati documenti e fotografie conservati presso l’archivio dell’istituto storico), che ha permesso l’interazione di più capacità.
Scrittura, ricerca storica e linguistica (etimologie e parole), infatti, si sono combinate con un risultato positivo permettendo di fare anche un richiamo a quanto impariamo ogni giorno nel nostro indirizzo di studi, il Liceo Linguistico.

 

La riflessione condotta durante tutto il viaggio si è articolata in particolare sul seguente punto, piuttosto saliente: Mauthausen e Gusen raccontano le storie di prigionieri politici, ebrei, omosessuali, rom, migranti e perfino prostitute, ma anche di volontari delle SS italiani, francesi e austriaci, e di civili muti spettatori dell’orrore della violenza e della morte nel sistema concentrazionario nazista. La Shoah, dunque, non è la tragedia che vede coinvolti unicamente ebrei e tedeschi, ma un progetto macabro, che ha visto protagonisti vittime diventati carnefici e viceversa in una guerra nata nell’Europa, continente culla di idee solidali e giuste, ma anche di terrificanti macchine di morte.
Accompagnati dalle spiegazioni e riflessioni della guida dei campi, abbiamo perciò ripercorso questi luoghi della Storia consapevoli che la nostra esperienza non sarebbe terminata all’uscita, ma avrebbe trovato un proseguimento nei nostri atti e nelle nostre parole, in ogni forma ed espressione.


Gli studenti partecipanti, Silvia, Ivana, Alessia, Ting e Wangrong, ringraziano la docente accompagnatrice, Sabrina Contini, gli organizzatori del viaggio, lo storico Gigi Garelli, la guida nei campi Kasimir Paltinger e gli altri partecipanti.