SILVIA PONTARELLI

L’esperienza di una giovane amante dell’arte,timida e anonima,alla scoperta di uno tra i più grandi geni della Storia dell’Arte.

Nell’arte bisogna avere un’idea madre,

esprimerla in modo eloquente,

conservarla dentro di sé e comunicarla agli altri

con forza come l’impronta di una medaglia …

L’arte non è una partita di piacere.

È una lotta, un ingranaggio che tritura …

non sono un filosofo, non voglio sopprimere il dolore,

né trovare una formula che renda stoici o indifferenti.

Il dolore è, forse, quello che fa esprimere più fortemente gli artisti.

– Vincent Van Gogh.

Aveva scelto, per l’occasione, un abito color ocra; l’aveva acquistato nel negozio sotto casa, a poco prezzo:- Avrei dovuto prenderlo di una taglia in più- si disse,mentre, in fila indiana, attendeva il proprio turno per comprare i biglietti della mostra.

In realtà,l’abito le calzava a regola d’arte,ma la sua timidezza,o meglio,quell’eterna paura d’essere guardata,l’aveva costretta a credere che ci fosse qualcosa d’imperfetto nel suo modo di presentarsi.

Teneva le gambe leggermente storte, a causa del freddo, e giocherellava con una vecchia biro blu, intrecciata tra le sue dita macchiate dell’alone di inchiostro formatosi a causa di appunti, precedentemente presi, che riguardavano la città di Vicenza, ove si era recata per ammirare le opere del celeberrimo pittore Vincent Van Gogh, esposte presso la Basilica Palladiana.

Si guardò intorno, cercando di fotografare con gli occhi ogni singola espressione: la donna dietro di lei sbuffava a causa della lunga attesa, mentre il signore davanti le aveva raccontato di quando era rimasto per più di tre ore in coda, a Roma, all’ingresso dei Musei Vaticani.

Sorrise timidamente all’addetta della biglietteria, una ragazzina dai tratti gentili, poco più grande di lei.

Entrò nella prima sala, dopo essersi sottoposta ai normali controlli di routine: guardò a destra e a sinistra, notando con quanta ingenuità alcuni visitatori tentassero di scattare qualche fotografia, nonostante quest’azione risultasse esplicitamente proibita:- No,niente foto … – un giovanotto coi capelli ricci riprendeva uomini e donne di ogni età, facendo lunghi passi nella direzione dei colpevoli e parandosi dinanzi alle opere.

Ridacchiò: vi era un che di patetico nei gesti di ognuno di quegli individui, nelle espressioni di alcuni soggetti costretti da amici o partner a soffermarsi dinanzi alle pennellate fugaci di Vincent Van Gogh. Si posizionò dinanzi alla primo Olio su Tela in esposizione :i Due zappatori , realizzato nel 1889, un’ eco al pittore Millet.due zappatori

Vincent van Gogh,

Due zappatori

olio su tela,

cm54x93
Amsterdam, Stedelijk Museum of Modern Art

Percepì come una scintilla guizzarle negli occhi: – Hai lo sguardo luminoso che solo un’amante dell’Arte può possedere” le avevano più e più volte ripetuto, quando rimaneva incantata dinanzi a quadri, statue e palazzi di ogni epoca. Portava l’epiteto di Amante dell’Arte con responsabilità e orgoglio, quasi come le fosse stato riconosciuto ufficialmente, quasi come se, con la sua grande Passione, ella si fosse assicurata un futuro spensierato e felice:- Cosa ci vedi, in tutto questo?- domandavano amici e conoscenti, talvolta con malizia, talvolta con sincera curiosità:- E’ difficile da spiegare … – rispondeva lei, senza troppi giri di parole: non comprendi la forza di un sentimento senza provarlo a tua volta, avrebbe voluto aggiungere, ma le parole le morivano sulle labbra color papavero.

paesaggio soto la pioggia.png

Vincent van Gogh, Paesaggio sotto la pioggia ad Auvers,

1890,

olio su tela,

cm 50 x 100. Cardiff, Amgueddfa Cymru

National Museum Wales,

The Davies Sisters Collection

Studiò, con attenzione , le parole di Vincent Van Gogh, ricavate dalle preziose lettere che il pittore aveva inviato, nel corso della propria vita, al fratello Theodor , di lui più giovane di quattro anni.1

Aveva acquistato un libro contenente tutte le missive qualche settimana prima e l’aveva letteralmente divorato, ma, rileggendo le parole bianche su fondo grigio, le parve di conoscere un nuovo pittore. La mostra era stata organizzata secondo un itinerario nell’anima dell’artista; sfiorava, con circospezione, ogni aspetto della sua vita.

Inizialmente, gli anni olandesi: nel 1880, Van Gogh comunica al fratello di voler “diventare un pittore” e questa vocazione all’Arte, alla Bellezza, sarà forse la causa della tragicità che caratterizzerà l’esistenza del giovanissimo Vincent, che si spegnerà appena dieci anni dopo, nel 1890, dopo settanta sofferti giorni, trascorsi nella cittadina francese di Auvers sur Oise.2

La parola suicidio le rimbombò prima nelle orecchie e poi nel cuore: ripensò a quando le avevano raccontato che Van Gogh era morto a causa di un colpo di pistola che si era sparato nello stomaco, ma no, il suo corpo non cedette subito: riuscì a rientrare alla pensione dove alloggiava per tre franchi e cinquanta al giorno e a spegnersi al fianco di Theo, giunto in treno da Parigi.

Passeggiò tra le stanze buie: la mostra privilegiava le “fasi embrionali” delle opere: alle pareti, decine e decine di disegni3si presentarono ai suoi occhi assetati di conoscenza: Van Gogh aveva espresso, in una lettera al fratello datata 24 settembre 1880 (fase belga), l’importanza del disegno, che, secondo l’artista, rendeva capibile il mondo: esso veniva considerato grammatica che sia della mano e del cuore insieme.

Dal nero del carboncino alla pittura, tra soggetti umili (zappatori,agricoltori,sarte) ai mulini fuori Parigi, fino ai papaveri, che inevitabilmente fanno sospirare, al malinconico ricordo dell’eccelso Claude Monet, e alle piogge francesi; quei quadri ebbero il potere di rapirla e intrappolarla in una realtà che a tratti le faceva perfino paura.

Vincent van Gogh,

Angolo di giardino,

giugno 1881

L’Olanda, poi il Belgio e la Francia, le apparvero, rappresentati attraverso colori vibranti, testimoni dell’anima travagliata e melanconica dell’artista, tanto geniale quanto fragile: la colpì come la grande mente che dipinse i papaveri e il Paesaggio sotto la Pioggia ad Arles avesse così tante sfumature, riscopribili attraverso le lettere.

Un tripudio di colori è Vincent Van Gogh, un’orchestra di pennellate brevi e potenti, tra il blu del cielo e della notte, il verde dei campi,il giallo del grano e dei girasoli.

Uscita dalla mostra, si sentì come avvolta da una strana energia: forse il potere dell’Arte, che tanto il mondo imita e rivela.

Il mondo non m’interessa se non per il fatto che ho un debito verso di esso,

e anche il dovere, dato che mi ci sono aggirato per trent’anni,

di lasciargli come segno di gratitudine alcuni ricordi sotto forma di disegni o di quadri,

non eseguiti per compiacere a questa o a quella tendenza,

ma per esprimere un sentimento umano sincero.

  • Vincent Van Gogh

Un ringraziamento al professor Marco Goldin, per aver allestito la mostra (visitabile fino all’8 aprile 2018), alla città di Vicenza, che ha ospitato le splendide opere, e, naturalmente, al grande Vincent Van Gogh, ora tra gli astri più luminosi di una meravigliosa Notte Stellata.

                                                                                                           Vicenza, 11 Novembre 2017

1 Theodor Van Gogh nasce il primo maggio 1857, fu antiquario. Il fratello maggiore,Vincent Van Gogh,invece, venne alla luce quattro anni prima circa, il 30 marzo 1853.

2 La vita di Vincent Van Gogh può essere scandita in più fasi,che videro l’artista,di origini Olandesi (era nato ad Etten,ma studiò anche a

d Amsterdam) ,trasferirsi prima in Belgio (il Borinage,Bruxelles,l’Aia) ,poi a Parigi,tra il 1886 e il 1888. Successivamente,il pittore si reca ad Arles,ma, nel 1889,si fa ricoverare a Saint-Rèmy: ormai è giudicato da tutti folle e pericoloso. Infine,si reca ad Auvers sur Oise,dove rimarrà settanta giorni,prima di suicidarsi (1890).

3 Esattamente 43 dipinti e 86 disegni vengono esposti alla mostra Tra Cielo e Grano di Vicenza