BIANCA PLATINI

Oggi parleremo dell’esperienza all’estero di Marta Giulini, una ragazza che quest’anno avrebbe frequentato la 4^ classica nel nostro istituto, ma che ha scelto di trascorrere un periodo di studio in Svezia.
Abbiamo chiesto a Marta di raccontarci come ha vissuto questi primi due mesi immersa in una cultura molto diversa dalla nostra.

1. Ciao Marta, quali sono le principali differenze che hai notato in questi mesi tra Italia e Svezia?

Ciao a tutti: in primo luogo, la mentalità qui è molto differente dalla nostra, è basata sull’uguaglianza non solo di sesso, ma anche sociale e di età. Un esempio è il fatto che i professori vengono chiamati con il proprio nome e non come in Italia “prof.” seguito dal cognome.
La gente si concentra molto su se stessa; potrebbe sembrare egoismo, ma in realtà è semplice attenzione al proprio benessere e quindi alla cura di sé. Si isolano per poter riflettere. Per queste motivazioni nei fine settimana anche i ragazzi non escono, ma si trascorre il tempo in famiglia.

2. Hai trovato delle abitudini strane o particolarmente differenti dalle nostre?

Non molte in realtà, e la maggior parte legate all’alimentazione. Ad esempio, gli svedesi bevono il latte durante i pasti, mangiano molto presto e la colazione è salata, ma a parte questo le loro abitudini sono molto simili alle nostre.

3. Com’è strutturato il sistema scolastico svedese?

Le superiori durano solamente tre anni, che corrispondono al nostro triennio. Come in Italia, esistono diversi indirizzi, io frequento il programma SA (Samhällsvetenskapsprogrammet), il cui corrispettivo italiano è Scienze umane. In realtà io non studio né psicologia né appunto scienze umane a causa delle difficoltà con la lingua. In ogni caso le restanti sette materie sono molto simili a quelle in Italia.
I voti vanno dalla A alla F, come in America, ma non possiamo svolgere più di due verifiche a settimana.

4. Stai trovando delle difficoltà ad imparare la lingua?

Sì molte, la lingua è una delle cose poi difficili insieme a stringere nuove amicizie. Grammaticalmente è simile all’inglese e al tedesco, ma non conoscendo quest’ultimo sono partita svantaggiata.
Sto iniziando a capire lo svedese, nei discorsi recepisco l’argomento principale, ma non comprendo tutte le parole e non sono in grado di parlarlo se non per richieste basilari.
Fortunatamente però in Svezia parlano tutti molto bene l’inglese. Ad esempio a scuola i professori spiegano in svedese, io prendo appunti nella lingua e nel mentre traduco le parole che non so in italiano per poterle imparare, mentre i compiti per casa li svolgo in inglese.

5. Cosa ne pensi del cibo?

I pasti qui sono basati principalmente su carne e patate cucinati in molti modi diversi. SI trovano sempre anche alla mensa scolastica.
Il piatto tipico sono le Köttbullar, ovvero la polpette svedesi che si trovano anche all’Ikea.

6. Come ti trovi con la tua famiglia ospitante?

Molto bene, sono davvero gentili e simpatici. È’ composta dalla madre di ventinove anni e i due figli di sette e nove anni. Lei in realtà viene dalla Georgia e si è trasferita in Svezia con la famiglia a quindici anni; questo mi permette non solo di scoprire la cultura svedese ma anche quella georgiana.

Con i bambini vado d’accordo anche se non parliamo molto; i motivi principali sono la lingua e il fatto che passino tutto il loro tempo giocando a Fortnite.

7. Hai degli aneddoti divertenti da raccontarci?

Tutti i ricordi divertenti sono legati alle mie espressioni facciali quando mi parlano e non capisco cosa stiano dicendo.

8. Cosa si fa solitamente quando si esce tra amici?

Purtroppo le relazioni tra persone sono molto fredde, quindi non ho ancora avuta la possibilità di fare amicizia con molte persone e di uscire spesso. Solitamente però si fa la “fika”, ovvero una merenda tra amici a casa di qualcuno. Ogni tanto si esce a mangiare, ma non molto spesso a causa del clima. Infatti il sole sorge alle 11:00 e tramonta alle 15:00 in inverno.
Per questo motivo la sera, invece che andare in qualche locale o in discoteca, si fanno delle feste in casa. Sopratutto durante l’ultimo anno se ne organizzano molte.

9. Questa è l’ultima domanda: quale tra le nuove parole che hai imparato può sembrare più strana?

La parola “lagom”. Non si può propriamente tradurre in italiano, la si usa per indicare qualcosa che non va né troppo bene né troppo male. Viene utilizzata spesso in qualsiasi contesto, soprattutto quando non si è certi della risposta da dare.

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